Non dimenticare il dolore di tua madre

Ma proprio in questa fede ci sentiamo interpellati da questo segno prodigioso e siamo profondamente richiamati alla verità del vangelo.


Ricordo anni fa, di avere assistito a un dibattito televisivo quando si dibatteva di un altro fenomeno simile accaduto a Civitavecchia. Era presente a quel dibattito un imam musulmano che disse parole molto provocatorie.


Qualcosa del tipo: “Noi non capiamo molto il vostro atteggiamento. Di fronte alle lacrime, voi per prima cosa vi chiedete se è vero che la Madonna piange. Noi piuttosto saremmo portati a chiederci perché. Perché Maria piange?”.

In realtà è importante per noi che queste cose vengano sempre vagliate con molta prudenza. Ma non vogliamo, non possiamo sottrarci all’altra questione: che cosa significano quelle lacrime? Come possono segnare il nostro cammino di fede? Quale messaggio possiamo raccogliere?

Il messaggio delle lacrime, in realtà è molto esplicito e diretto. Le lacrime nell’esperienza umana sono il segno di un coinvolgimento pieno, viscerale, di una partecipazione intensa, struggente.

La prima lettura di questa messa votiva della Vergine Maria, ci ha riportato la promessa finale: “Dio asciugherà ogni lacrima dagli occhi degli uomini. Non vi sarà più la morte, né lutto, né affanno, perché le cose di prima sono passate”.

Il tempo della Pasqua che stiamo celebrando ci radica in questa speranza certa: “Dio asciugherà ogni lacrima”.

Noi sappiamo che oggi la Vergine Maria è in paradiso. Nella vita gloriosa in anima e corpo accanto al suo Figlio risuscitato dai morti, la Madre gode della gioia e della promessa divina pienamente compiuta.

Eppure la Vergine, a Siracusa come in altri luoghi, ha voluto che la sua immagine sulla terra versasse lacrime, vere, umane, intense.

San Giovanni Paolo II visitò Siracusa nel 1994 e consacrò il Santuario della Madonna delle Lacrime.

Nell’omelia il papa ricordava come l’intuizione della fede ha riconosciuto il pianto della Vergine Maria, anche se esso non è esplicitamente citate nei Vangeli.

«Maria che piange di tristezza o di gioia è l’espressione della Chiesa, che si rallegra nella notte di Natale, soffre il Venerdì Santo ai piedi della Croce e di nuovo gioisce all’alba della Risurrezione.


Le lacrime di Maria compaiono nelle apparizioni, con cui Ella, di tempo in tempo, accompagna la Chiesa nel suo cammino sulle strade del mondo.


È possibile comprendere il pianto di Siracusa sullo sfondo degli eventi tragici della seconda guerra mondiale che era da poco conclusa: l’immane ecatombe, provocata dal conflitto; lo sterminio dei figli e delle figlie di Israele; la minaccia per l’Europa proveniente dall’Est, dal comunismo dichiaratamente ateo. (…)


Le lacrime della Madonna – diceva il Papa – appartengono all’ordine dei segni: esse testimoniano la presenza della Madre nella Chiesa e nel mondo.


Piange una madre quando vede i suoi figli minacciati da qualche male, spirituale o fisico. Piange Maria partecipando al pianto di Cristo su Gerusalemme, oppure presso il sepolcro di Lazzaro o infine sulla via della croce».


In modo molto significativo, San Giovanni Paolo II in quell’omelia ricordava anche le lacrime amarissime di Pietro. 


«Quando, nella casa del sommo sacerdote, al canto del gallo Gesù guardò Pietro, questi “si ricordò delle parole che il Signore gli aveva detto… E uscito, pianse amaramente” (Lc 22, 61-62). 

Lacrime di dolore, lacrime di conversione a conferma della verità della sua confessione. Grazie a queste lacrime, dopo la risurrezione, egli poté dire a Cristo: “Signore, tu sai tutto; tu sai che io ti amo” (Gv 21, 17)».

Noi celebriamo questa santa liturgia nello splendore e nella gioia del tempo pasquale, il tempo dell’Alleluia.

In un celebre discorso, Sant’Agostino ricordava come il nostro Alleluia sulla terra non può essere pieno e disteso come accadrà in paradiso.

«Cantiamo qui l’Alleluia, mentre siamo ancora privi di sicurezza, per poterlo cantare un giorno lassù, ormai sicuri. Perché qui siamo nell’ansia e nell’incertezza».

Siamo continuamente minacciati dal male, diceva Agostino, soprattutto quando si affaccia nella nostra vita con la tentazione del peccato.


Cantiamo Alleluia sì, ma non dimentichiamo. Come insegna la Scrittura: «Non dimenticare i dolori di tua madre» (Sir 7,29). 

Davanti alla croce stava in piedi la Madre, e rimaneva intrepida mentre fuggivano gli uomini…

Maria soffriva come e più di qualunque altra madre chiamata a vivere un’esperienza così lancinante. 

«Dio ha tanto amato il mondo da dare il suo unico Figlio».  A questo amore del Padre Maria ha unito il suo, di creatura obbediente e di Madre. Anche Maria ci ha tanto amato da regalarci il suo Gesù, il suo solo amore, nel travaglio maternamente condiviso della passione redentrice. 

Cantiamo Alleluia, senza dimenticare i dolori di nostra madre.

«Sono lacrime di dolore per quanti rifiutano l’amore di Dio, per le famiglie disgregate o in difficoltà, per la gioventù insidiata dalla civiltà dei consumi e spesso disorientata, per la violenza che tanto sangue ancora fa scorrere, per le incomprensioni e gli odi che scavano fossati profondi tra gli uomini e i popoli.

Sono lacrime di preghiera: preghiera della Madre che dà forza ad ogni altra preghiera, e si leva supplice anche per quanti non pregano perché distratti da mille altri interessi, o perché ostinatamente chiusi al richiamo di Dio.

Sono lacrime di speranza, che sciolgono la durezza dei cuori e li aprono all’incontro con Cristo Redentore, sorgente di luce e di pace per i singoli, le famiglie, l’intera società».


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